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Un adagio del Sudest asiatico dice che il riso lo piantano i vietnamiti, i cambogiani lo guardano crescere e i laotiani lo ascoltano crescere. Tutto quello che devi sapere sul ritmo della vita in Laos è già in quella frase. Il Laos non ha fretta. Non ce l’ha mai avuta.
È uno dei pochi paesi della regione in cui il turismo di massa non ha ancora preso il sopravvento. Non ha uno sbocco sul mare, quindi niente spiagge. Quello che ha è una natura rimasta in gran parte intatta, un patrimonio coloniale francese inaspettatamente ricco e una gente di una gentilezza disarmante. Motivi più che sufficienti per includerlo in un itinerario nel Sudest asiatico.
Questa guida ti dà il quadro generale. Cosa vedere, dove andare, come ci si muove e qualcosa che vale sapere prima di partire.
Perché vale la pena andare in Laos

Il Laos sorprende chi arriva aspettandosi poco. Luang Prabang, Vientiane e Vang Vieng sono le destinazioni più note, ma il paese ha molto altro. Ci sono rovine khmer che pochissimi visitatori conoscono, fiumi sotterranei da esplorare in barca nel buio completo e la Piana delle Giare con i suoi contenitori di pietra millenari. Nessuno sa con certezza chi li ha creati o perché. Le teorie vanno dagli antichi riti funebri agli alieni, e la verità è probabilmente da qualche parte nel mezzo.
Per chi ama le attività all’aperto il Laos è una destinazione seria. Il tubing sul fiume Nam Song a Vang Vieng è diventato famoso nel circuito backpacker. La speleologia è ancora meglio: ci sono grotte enormi e quasi incontaminate, senza passerelle né luci artificiali né pullman di turisti. Il trekking nelle aree protette del nord è roba genuina. E poi c’è The Loop, il percorso in moto di oltre 400 km nel Laos centrale che attraversa la grotta di Konglor con il suo fiume sotterraneo: uno dei percorsi più spettacolari dell’intera regione.
Una cosa che pochi si aspettano: il caffè laotiano è eccellente. L’Altopiano di Bolaven, nel sud del paese, produce alcune delle varietà più aromatiche del Sudest asiatico. Ordinarne una tazza a Luang Prabang o Vientiane seduti su una terrazza coloniale è uno di quei piaceri semplici che fai fatica a lasciare.
Dove andare in Laos
Vientiane è la capitale più silenziosa dell’intera regione. Non è una città che fa colpo al primo sguardo. È lenta, non ha attrazioni che ti lasciano senza fiato e il centro si percorre a piedi in un’ora. Però ha i suoi templi, un lungofiume piacevole al tramonto e una scena culinaria discreta. Vale un paio di giorni, soprattutto se ci abbini una gita al Buddha Park, il parco delle sculture religiose a una ventina di chilometri dal centro.
Luang Prabang è tutta un’altra storia. Patrimonio UNESCO, con l’architettura coloniale francese che si mescola ai templi buddisti in modo quasi inspiegabilmente armonioso. È elegante, a misura d’uomo e per molti è la città più bella del Sudest asiatico. Prenota l’albergo con anticipo, soprattutto in alta stagione: i posti migliori si esauriscono in fretta e i prezzi salgono. La processione mattutina dei monaci è una delle immagini più iconiche della regione. Le cascate di Kuang Si, a una trentina di chilometri dalla città, sono una delle poche cose che reggono perfettamente all’hype.
Vang Vieng ha cambiato faccia negli ultimi anni. La reputazione da città del caos alcolico si è smorzata. Restano il tubing, le grotte, le arrampicate e un paesaggio carsico che è oggettivamente pazzesco. I picchi calcarei che si alzano sulla valle del fiume Nam Song sono uno spettacolo in qualsiasi stagione.
Chi ha più tempo dovrebbe esplorare anche il sud del paese. Pakse è la base per Champasak, il Wat Phu e le 4000 isole sul Mekong. Il nord più remoto, verso Nong Khiaw e Muang Ngoi Neua, offre scenari sul fiume di rara bellezza e quasi nessun turista intorno.
Come ci si sposta

Fino a qualche anno fa il Laos si muoveva quasi esclusivamente su strada. Nel dicembre 2021 è arrivata la ferrovia Laos-Cina e il paese non è più lo stesso. La linea collega Vientiane fino a Kunming in Cina, il tutto passando per Vang Vieng e Luang Prabang. Da Vientiane a Luang Prabang in treno ci vogliono circa due ore. Prima, in bus, erano sei o sette. È una rivoluzione logistica concreta. Puoi prenotare i biglietti del treno insieme a bus e van su 12Go Asia, dove trovi tutte le opzioni disponibili in un unico posto senza dover cercare su decine di siti diversi.
Per le tratte non coperte dalla ferrovia i bus e i van restano il mezzo principale. La qualità varia: sulle rotte principali si trovano bus con aria condizionata abbastanza comodi, su quelle secondarie preparati a strade tortuose e tempi incerti. La barca lenta da Houay Xai a Luang Prabang, lungo il Mekong, è lenta davvero: due giorni con pernottamento a Pakbeng nel mezzo. Ma è un’esperienza in sé, non solo un modo per spostarsi.
Dove andare se ti piace
Architettura coloniale. Luang Prabang è la risposta ovvia, ma non perdere Savannakhet. È meno visitata, più autentica e il quartiere storico attorno alla chiesa di Santa Teresa è rimasto quasi intatto. La sera il mercato di street food prende il controllo della piazza e l’atmosfera è quella di una città di provincia francese capitata nel mezzo del Mekong.
Archeologia. Il Wat Phu, vicino a Champasak, è un complesso khmer del XII secolo inserito nel patrimonio UNESCO. Molto più piccolo di Angkor, ma con le colline coperte di giungla sullo sfondo e quasi nessun turista intorno. La Piana delle Giare, vicino a Phonsavan, è un altro mondo: centinaia di contenitori di pietra sparsi nei campi con un’atmosfera che non assomiglia a nient’altro che tu abbia mai visto.
Natura e trekking. Il nord remoto è il posto giusto. La riserva naturale di Bokeo, il villaggio di Muang Ngoi Neua raggiungibile solo in barca, il trekking nell’area di Nong Khiaw. Il Plateau Bolaven, nel sud, è invece cascate, piantagioni di caffè e un fresco insolito per il Sudest asiatico.
Viaggi su due ruote. The Loop parte da Thakhek: si va a nord verso Veing Kham, poi a est con la deviazione obbligatoria alla grotta di Konglor, poi si torna a Thakhek lungo la strada 12. Oltre 400 km, paesaggi incredibili, pochissimo traffico. È considerato uno dei percorsi in moto più belli di tutta la regione, e non è un’esagerazione.
Cosa sapere prima di partire
I cittadini italiani possono ottenere il visto all’arrivo nei principali aeroporti e valichi di frontiera terrestri. Trenta giorni, pagamento in contanti in dollari. È disponibile anche l’e-visa online, utile per chi preferisce organizzarsi prima di partire. Per tutti i dettagli consulta la nostra guida dedicata al visto per il Laos.
La valuta è il kip laotiano (LAK). In pratica si usa spesso anche il baht thailandese, soprattutto nelle zone vicino al confine. Il dollaro è accettato in molti hotel e ristoranti delle città principali. Il periodo migliore per visitare va da novembre ad aprile, con la stagione secca che garantisce strade percorribili e clima asciutto. Da maggio a ottobre i monsoni rendono alcune aree difficili da raggiungere, in particolare nelle zone di montagna. Prima di partire vale la pena verificare le opzioni di trasporto su 12go.asia: i bus internazionali verso Thailandia, Vietnam e Cambogia si prenotano con anticipo e i posti sui treni più richiesti vanno esauriti.
Il Laos premia chi rallenta. Non è una destinazione per chi vuole ottimizzare ogni ora. È il posto giusto per chi sa godersi il tragitto, non solo la destinazione. E quella tazza di caffè sul Mekong, alla fine, vale da sola il viaggio.